tradimenti
L'obiettivo del desiderio
Poldo04
09.03.2026 |
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"Suo marito si avvicinò, le prese il viso tra le mani e la baciò a fondo, assaporando il mio sapore sulle sue labbra..."
Vivo ad Albenga, dove il profumo di salsedine si mescola alle luci fioche dei vicoli di sera. Gestisco una piccola azienda di ricezione turistica, e quella notte erano arrivati loro: una coppia di mezza età, eleganti, disinvolti, con quell’aria di chi ha viaggiato tanto e sa esattamente cosa cerca. Parlammo per ore, tra aneddoti e bicchieri di vino bianco freddo, e quando stavano per andare via mi chiesero se avrei potuto far loro qualche foto in giro per la città. Accettai, divertito.Cominciammo in piazza, le luci calde dei lampioni disegnavano ombre morbide sul selciato. All’inizio erano scatti semplici: lei che ride appoggiata al marito, lui che le sistema una ciocca di capelli dietro l’orecchio. Poi, quasi senza accorgercene, l’atmosfera cambiò. Fu lui, con un sorriso complice, a suggerire a sua moglie di slacciare il primo bottone della camicetta. Lei lo guardò, esitante solo un attimo, poi obbedì. Scattai. Il vento sollevava il tessuto leggero, e i suoi occhi cercavano i miei attraverso l’obiettivo.
Poco dopo, dietro un arco di pietra, lui le prese la mano e la posò sul suo petto, invitandola a spingersi oltre. Lei lasciò cadere la camicetta sulle spalle, poi la gonna. Io continuavo a fotografare, il respiro più lento, la loro intimità che diventava sempre più esplicita: bocche che si cercavano, mani che scivolavano sotto stoffa, la pelle che luccicava nella notte umida.
L’aria era già elettrica quando mi chiesero se conoscevo un posto più appartato. Indicai un parcheggio silenzioso, a due passi dal mare, nascosto da un filare di pini. Arrivammo lì con i finestrini abbassati e l’odore di alghe a riempire l’abitacolo. Lei scese scalza, i piedi nudi sull’asfalto fresco, e senza una parola si inginocchiò davanti a noi. La sua bocca mi avvolse prima con cautela, poi con una fame che mi fece chiudere gli occhi, mentre suo marito la prendeva da dietro, forte, ritmico. Io guardavo lei, il modo in cui mi teneva con le labbra mentre gemeva contro di me ogni volta che lui la riempiva. Il suono del mare era lontano, ma nella mia testa c’era solo il ritmo spezzato del loro respiro.
Mentre suo marito riprendeva fiato, appoggiato all'auto con lo sguardo perso su di noi, lei non si fermò. I suoi capelli scuri le ricadevano sul viso, nascondendo in parte i suoi occhi, ma sentivo il suo sguardo bruciare su di me. Non era una donna perfetta secondo i canoni classici: aveva forme morbide, mature, i fianchi generosi e la pelle del ventre leggermente rilassata, testimonianza di una vita vissuta pienamente. Ma era proprio questo a renderla incredibilmente reale, desiderabile.
Le sue mani si mossero, una a stringere la base del mio sesso, l'altra a risalire lenta sulla mia coscia, con una pressione decisa che mi fece tremare. La sua bocca divenne più esigente, i movimenti più rapidi. Un gemito le sfuggì, basso e roco, un suono che non era di fatica ma di pura, concentrata lussuria. Sembrava godere del potere che aveva su di me, del modo in cui il mio corpo rispondeva al suo tocco.
Quando sentì che stavo per arrivare al limite, mi strinse più forte e i suoi gemiti si fecero più frequenti, piccole vibrazioni gutturali che si perdevano nel silenzio della notte. Venni con un grido soffocato, il corpo scosso da un'onda di piacere così intensa da togliermi il respiro.
Lei rimase immobile per un istante, poi si ritrasse lentamente, le labbra umide e arrossate. Si leccò un angolo della bocca, un gesto pigro e incredibilmente erotico. Suo marito si avvicinò, le prese il viso tra le mani e la baciò a fondo, assaporando il mio sapore sulle sue labbra. Poi la fece alzare.
In piedi, nuda sotto la luce fioca di un lampione lontano, il suo corpo era uno spettacolo. I seni, non più sodi come quelli di una ventenne, erano pieni e pesanti, con i capezzoli scuri e turgidi per l'eccitazione. La guardai, poi guardai lui, che mi fece un cenno col capo, un invito silenzioso. Mi avvicinai e le posai una mano sulla schiena, sentendo la pelle calda e liscia sotto il palmo. Lei si appoggiò a me, e un altro gemito, questa volta un sospiro lungo e tremante, le uscì dalle labbra mentre suo marito si inginocchiava davanti a lei, pronto a ricambiare il favore.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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